Your Love Repeats Itself, in Far Away Places —

Dedicated to you, who want a simpler and kinder world.

 

There is no love in bads-ville. Those mad and bad dogs marshal a hinterland. An expansive and infinite tar field, where love is pushed to the periphery, because it cannot enter into the grand count, in which everything is made colourless, because colours present risks. Above all, the risk of a world being entirely other to that we now live in. A world where things are not counted and categorised and controlled. A world which is unsafe because people will know how to love, dangerously and truthfully. Ruthlessly, even. For we live in a society where love has been stripped of its power. We love when it suits us, and when there will be a payback. We love for profit, when we know that love will be returned and will give us good feelings, good sensations. We love a selected few people. Good people, nice people, familiar people. Deserving people. We express our love with a pithy three word phrase. I. Love. You. I love you and I will protect you from the bad people, who are not loved, or who are loved by others. And those others are bad.

 

This is how we love. In our houses. In huddled groups. And in this way we can carry on our lives even in the knowledge that we fund faraway wars, in which people are pummelled and tortured and raped and killed. For eveything is ok if we are loved. For if we love and if we are loved we know it is not us who is killing people in faraway countries. Because killing is not love.

 

Yet the ‘others’ who are bad, who love each other but who you do not love, and who will never love you, those others who are richer or poorer than you, and more or less careful, decent, spirited than you, wouldn’t care if you were being raped or tortured in a faraway war. So long as they are loved. And you would not care if they were killed in a distant conflict. Would you?

 

But who told you to love only those close to you, only those who give you security and pleasure? Who told you what love is? Who encouraged a world where the protection of what is just and good became equated with safety from the indifference of those others who love each other, but who do not love you? As you all fund faraway wars in which innocent people – who love other innocent people, but who are not loved by you – are maimed and killed? Who? No one. For you have not been told to love, but to fear.

 

And does it not say something about our society, that whilst you love your friends and family, and some other ‘good’ people, both you, and those you don’t love – but who love good people – are paying for other people, who also love ‘good’ people, to be killed? In faraway places. Faraway places that never feel faraway when you’re the one being raped, killed or tortured in them.

 

But you do not love your friends and family and a few other good people because you want people to be killed in faraway wars. Rather, you love your friends and family and some other ‘good’ people because you do not want them to be hurt, maimed, killed, raped and tortured. These are ultimately the things you wish to avoid, and this is why you love. And your love springs eternal, like the wars you pay for, in faraway places.

MWatson 2011

 

Text written for:

COSA SI PROVA AD AVERE UN SUONO IN TESTA?
3’ traccia
Il paradosso della ripetizione

a cura di Elena Abbiatici e Valentina G. Levy

11 novembre – 20 dicembre 2011

Piazzia de’ Ricci, 127 – Roma

Vernissage 11|11|11 – ore 19

«Cosa si prova ad avere un suono in testa» arriva alla sua terza e ultima fase, con una collettiva dedicata al concetto di ripetizione.

Ryoji Ikeda e Carsten Nicolai. Lamberto Teotino, Gregory Chatonsky, Daniela De Paulis, Alia Scalvini

Nella ripetizione di un gesto, di una parola, di un elemento visivo o sonoro è insita una silenziosa volontà di arrestare il tempo e inseguire il mito dell’eterno ritorno, che si manifesta attraverso il perpetrarsi del presente, all’infinito. La reiterazione in loop di un oggetto-evento produce un eco del reale, che sfida le leggi spazio-temporali, dando vita a una dimensione parallela che trova origine nell’istante presente e in esso si rigenera, ciclicamente, mentre la sua matrice originale si proietta nel futuro, votandosi al non ritorno e all’oblio.
Secondo Deleuze, la teoria di Hume per cui la ripetizione non muta nulla nell’oggetto che si ripete, ma cambia qualcosa nello spirito di chi lo contempla, sarebbe alla base di quello che lui definisce il paradosso della ripetizione. La percezione della ripetizione sarebbe possibile, infatti in base alla presa di coscienza soggettiva di una differenza, d’un errore, equivalente allo scarto rispetto al reale.

All’ingresso si è accolti dal riecheggiare di lavori audio nati dalla collaborazione tra Ryoji Ikeda e Carsten Nicolai. I brani presentati sono estratti dal progetto CYCLO iniziato nel 1999 dai due artisti e non ancora archiviato, che costituisce una ricerca sulle sequenze errate e i cicli ripetitivi nei software e nella computer music. Gli artisti compongono i loro brani scegliendo i suoni in funzione della loro immagine, attraverso l’utilizzo di moduli audiovisivi per la visualizzazione in tempo reale del suono. (Un particolare ringraziamento a Raster-noton 2001, 2011).

Al piano terra l’installazione sonora di Lamberto Teotino (Napoli, 1974; attualmente vive e lavora a Roma), Luther Blissett è italiano, presentata qui per la prima volta, si compone di un ritratto ed una scultura sonora, capaci di riportare alla luce un personaggio/fenomeno collettivo. Un nome multiplo, uno pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di performer, artisti, riviste underground, operatori del virtuale e collettivi di squatter americani ed europei negli anni ottanta e novanta: un nome preso a prestito da un omonimo centravanti inglese di origine giamaicana ingaggiato dal Milan alla metà degli anni ottanta. Un’icona pop: Luther Blissett. Una voce di donna – della traduttrice di Google translations – ripete ciclicamente in maniera sintetica e didattica la frase da cui prende nome l’opera stessa rivendicando una presunta origine italiana di questo personaggio fittizio.

Accanto a lui Gregory Chatonsky (nato a Parigi, vive tra Montreal e Parigi) con Composition I, il primo di una serie di tre lavori realizzati, a partire dal 2001, attraverso l’uso di un programma informatico, creato dallo stesso artista, che è in grado di generare sequenze ripetute di estratti video, selezionate autonomamente. In Composition I, l’artista propone una sonata per pianoforte eseguita dal jazzista americano Keith Jarrett. Chatonsky presenta anche Traduction (2011), installazione audio creata appositamente per quest’evento in cui un brano estratto da Differenza e ripetizione di Gilles Deleuze viene letto da una voce di sintesi inglese, mentre una versione in inglese dello stesso testo viene letta da una voce di sintesi italiana. Il lavoro è frutto di una ricerca che s’interroga sia sull’arbitrarietà del concetto di traduzione come riproduzione, sia sulle infinite possibilità di errore dei sistemi informatici di sintesi che si basano sulla ripetitiva schematizzazione di funzioni matematiche.

Scendendo al piano inferiore, Daniela De Paulis (Roma, 1973, vive e lavora a Rotterdam) con 768.000 Kilometres (2011). Realizzato durante la residenza dell’artista al radio telescopio di Dwingeloo in Olanda, 768.000 Kilometres è il suono riflesso dalla superficie lunare della lettura del secondo canto del Paradiso, in cui Dante affronta la teoria della macchie lunari e delle influenze astrali. La voce viene inviata alla luna come segnale radio dall’antenna del radio telescopio, prima di essere riflessa dalla superficie del satellite ed essere ricevuta come eco da due diverse stazioni radio in Inghilterra. La doppia ricezione in due siti diversi ha generato il suono stereo, mentre l’effetto Doppler causato dalla rotazione terrestre ha generato la distorsione della voce. Altri fattori tuttavia contribuiscono alla distorsione, tra cui l’indebolimento del segnale radio causato della distanza percorsa e l”assorbimento’ da parte del segnale di onde radio di varia origine.Il titolo indica la distanza percorsa dalla voce come segnale radio, che impiega 2.30 secondi per viaggiare fino alla luna e tornare sulla terra.
Il video inedito in b/n Le Voyage dans la Lune (2011) completa il lavoro audio: ispirato al celebre film di George Méliès, “Le Voyage dans la Lune” e realizzato usando 25 fotogrammi delle fasi lunari, scattate da Michael Oates della Manchester Astronomical Society, è il primo video al mondo ad essere stato realizzato con immagini inviate sulla luna come segnali radio, poi riflesse dalla superficie lunare e ricevute dal radio telescopio di Dwingeloo. L’artista è infatti la pioniera del Visual Moonbounce, utilizzato per la prima volta nel suo progetto OPTICKS (www.opticks.info). (Uno speciale ringraziamento a CAMRAS, ASTRON, Jan van Muijlwijk e tutto il team del radio telescopio di Dwingeloo, a Howard Ling, Bruce Halasz, Fabio Santesarti, Marco Douma and Michael Oates – Manchester Astronomical Society).

La videoinstallazione Crossing the field di Alia Scalvini (Desenzano, 1980) ci proietta a sua volta in una nuova geografia. Ad un video registrato attraversando un campo lungo una linea retta è associato il suono di una pioggia di meteoriti che attraversano l’atmosfera interagendo con l’elettromagnetismo terrestre. Il video è proiettato su di un lato dell’igloo utilizzato come rifugio durante il viaggio mentre l’audio è udibile da speaker dislocati nella stanza. Il video è stato prodotto creando un loop di registrazione dello stesso filmato su nastro magnetico: ad ogni passaggio il gap tra l’emissione e la traduzione della frequenza elettromagnetica in entrata ha suscitato errori di codifica, quindi di scrittura dell’immagine. Il suono che accompagna il video è anch’esso la traduzione di un’interferenza analogica: una pioggia meteoritica delle Leonidi che muovendosi interagisce con la continuità dell’onda elettromagnetica terrestre. (Le tracce audio utilizzate nell’istallazione sono state selezionate in collaborazione con I.N.A.F. Osservatorio Astronomico Cagliari e rese disponibili per gentile concessione ).
In galleria il saggio “Your love repeats itself, in far away places. Dedicated to you, who want a simpler and kinder world” scritto per l’occasione da Mike Watson.
Contatti:
Elena Abbiatici – elena.abbiatici@gmail.com
Valentina G. Levy – valentinag.levy@gmail.com

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